Presentata a Fiere di Parma la ricerca dell’Università di Pisa che consacra il camper come perfetta espressione dell’eco-sostenibilità.

modello-green

(Nella foto sopra Francesca Tonini Direttore Generale APC – Prof. Paolo Fiamma Docente Università di Pisa)

Giornata dedicata all’eco-sostenibilità al Salone del Camper 2016, iniziato ieri alle Fiere di Parma e giunto alla sua settima edizione. Nella Sala Agorà del Padiglione 4 si è infatti tenuto stamattina il convegno “Quanto è green il mio turismo”, che ha avuto per protagonista la ricerca “Il turismo in libertà – strategia integrata per lo sviluppo sostenibile del territorio”, illustrata dal Prof. Paolo Fiamma, responsabile scientifico del Dipartimento DESTEC dell’Università di Pisa. Scopo fondamentale della presente ricerca, che si riallaccia a quanto detto nello studio “Turismo in Libertà: analisi di sostenibilità globale dei veicoli ricreazionali” contenuto nel Rapporto Nazionale sul Turismo in Libertà in Camper e in Caravan 2016 di APC, presentato a Roma lo scorso 19 luglio, è quello di inserirsi negli obiettivi della strategia comunitaria europea confermando come il turismo in libertà sia motore di crescita economica, di sviluppo, di occupazione e di rafforzamento della coesione sociale e territoriale. Il turismo ricreazionale, infatti, esprime perfettamente i concetti di sostenibilità intesa come una strategia di sviluppo che con l’obiettivo di tutelare il patrimonio umano, artistico, ambientale e culturale diviene motore delle economie avanzate, affermandosi dunque non solo come un tipo di turismo sostenibile, ma prima ancora come motore di sviluppo sostenibile. Il camper interpreta al meglio i principi della sostenibilità, intesa come capacità di tutelare e sviluppare i luoghi e le comunità. Viaggiare all’aria aperta è certamente l’espressione di una forma di mobilità consapevole, di un turismo rispettoso dei luoghi, che non solo vuole esplorarli ma, soprattutto, conoscerli, penetrarli e rapportarsi con essi, nella loro totalità e completezza. Sono le caratteristiche di un turismo lento, differente da quello “mordi e fuggi”, subìto, oggi, in particolare da molte città d’arte.

Recentemente il MIBACT, nel documento “La strategia italiana per il turismo sostenibile”, ha formulato: “Il patrimonio culturale è un fattore fondamentale nel contribuire a promuovere e valorizzare il territorio, attraendo talenti e – appunto – turismo”. La tutela dei beni ambientali e culturali del nostro Paese non può avvenire in modo “cautelativo”, tramite una strategia di controllo dei flussi per evitare il degrado ambientale, ma bisogna attuare, azioni e buone pratiche per rendere fruibili i luoghi al visitatore. Il turismo in libertà, per le caratteristiche citate, è già concretamente in grado di attuare questo tipo di modello, consentendo esperienze di natura “emozionale” che richiedono precisi modelli di mobilità, tempi e interazione con i luoghi. E’ l’attitudine del turismo lento che vuole divenire consapevole della cultura dei luoghi. Il camperista diviene pertanto una vera e propria risorsa per il territorio e il turismo in libertà diviene tutela sociale del territorio, in grado di produrre concrete ricadute per il territorio. In camper, inoltre, è garantita la conoscenza efficace e completa dei luoghi, grazie all’approccio interattivo a 360 gradi.

Questo turismo tende a essere influenzato meno di altri dalle mode o da ragioni meramente commerciali. E’ un concetto fondante, da recuperare, poiché rivolto all’apprezzamento dei luoghi, anzitutto come tali. Un’esperienza di turismo completa, interessata al territorio in tutta la sua interezza, quindi un’esperienza ragionevole che tende a cogliere tutti i fattori in gioco nella realtà: una fotografia dello stato di fatto dei luoghi e della loro cultura, non edulcorati da operazioni di marketing o maquillage per renderli più appetibili commercialmente. Il turismo in libertà ha due importanti peculiarità: è partecipativo e sociale. I turisti all’aria aperta sviluppano un senso di appartenenza a una community che deriva da quella che sentono come una scelta di vita condivisa. Il turismo in libertà è da considerarsi, dunque, come forma di turismo non collettiva ma aggregata nella fisiologia della community. Esiste un valore di carattere sociale, interno alla community, che diviene modalità di interazione anche al suo esterno. Un’altra fondamentale caratteristica è quella di generare nei territori una ricaduta economica solidale. Infatti, l’indotto generato da questo flusso turistico si distribuisce a favore di un ampio arco di attività locali, contribuendo al mantenimento della ricchezza integrale del territorio, soprattutto per quelle tradizioni che non sopravvivono lontano dalle fonti.

Il turismo in libertà è quindi in grado di valorizzare un’offerta culturale ampia e di arricchire l’esperienza di viaggio, ponendo al centro la persona, il suo contesto e le sue esigenze. È lo stesso prof. Paolo Fiamma a sintetizzare il concetto di sostenibilità del camper: “Il turismo in libertà ha innati nel suo DNA i concetti di mobilità, di vita all’aria aperta e d’interazione con i territori. Grazie alle sue caratteristiche di flessibilità e adattabilità, è capace di generare nell’utente un rinnovato stato di benessere e di equilibrio che permette, per osmosi, l’efficace acquisizione di una concreta mentalità sostenibile”. Gli fa eco Francesca Tonini, Direttore Generale di APC-Associazione Produttori Caravan e Camper: ”Nel nostro Paese numerosi territori e Comuni minori di grande valenza culturale e ambientale sono difficilmente raggiungibili dai normali format turistici: il camper permette invece la fruizione di queste mete, realizzando un principio basilare del turismo sostenibile”.

Lascia un commento

Your email address will not be published. Required fields are marked *